3 motivi per godersi la sfida del Bernabéu pur essendo italiano
Nel mondo della tifoseria italiana regge da più di un decennio un’interessante paradosso: quando le squadre del nostro campionato giocano in Europa, la maggior parte degli appassionati le tifa tutte tranne la Juventus. Dicono che sia un sentimento fisiologico, impossibile da sradicare, fatto sta che da qualche anno a questa parte c’è un esercito di gufi pronto a godere per ogni sconfitta bianconera.
Quasi fosse uno scherzo del destino, la UEFA ha deciso di “accontentare” tutte queste persone, facendo giocare in contemporanea Lione-Juventus e Real-City. Se chiedete agli italiani che match guarderanno vi risponderanno il primo, se chiedete a chiunque che viva al di là delle Alpi (e che non sia francese) vi indicherà la seconda. Ognuno ha le sue ragioni per scegliere quest’ultima, e io sono tra questi. Di seguito tre motivi per guardare il match del Bernabéu pur essendo italiano.
Real balbettante, tempesta City
Se dovessimo pensare al momento più basso della gestione Guardiola ci troveremmo di fronte ad una situazione curiosa, perché sarebbe probabilmente l’unico caso in cui l’allenatore non è almeno parzialmente colpevole del fallimento. L’esclusione per due anni dalla Champions è un brutto colpo, soprattutto per un club come il City che ogni stagione parte tra i favoriti. Se a questo aggiungete l’enorme distacco che i Cityzens hanno dal Liverpool capolista in Premier, 19 punti con un match in più, e il problema rigori creatosi in queste settimane, con 5 rigori sbagliati su 15 in stagione, potrete capire come mai l’aria che tira a Manchester non è delle migliori. Il ban della UEFA potrebbe causare danni in estate, ma ora il gruppo sembra compatto dietro al tecnico catalano, che con la Premier League ormai andata potrà puntare tutte le sue fiches sulla coppa dalle grandi orecchie. Con una rosa così affiatata e di primissimo livello, non provarci sarebbe un sacrilegio.
Avessi scritto questo pezzo due settimane fa, avrei parlato di una situazione completamente diversa in casa Real. In quel caso, i Blancos venivano da una vittoria per 4-1 contro l’Osasuna e guidavano la classifica in Liga assieme al Barcellona. Ora, invece, vengono da un pareggio con il Celta Vigo e da una sconfitta con in casa del Levante. A questo si aggiunge una notizia negativa come l’infortunio di Hazard, uscito sabato al 67′. Gli esami hanno evidenziato una frattura del perone, che dovrebbero portare a due mesi di stop: detto in parole povere, addio City e Barcellona in un colpo solo. Per una squadra che dall’addio di CR7 soffre di una scarsa vena realizzativa, l’infortunio della stella belga non può che peggiorare l’umore in casa Madrid. La realtà è che momenti come questi Zidane li ha già vissuti. Basti pensare a quando il francese ha preso in mano la squadra dopo il fallimento di Benitez, portandola a tre Champions League. La storia insegna: mai dare il Real per morto, nemmeno quando sembra esserlo per davvero.
Vincenti ma opposti
Guardandoli da una certa distanza, Guardiola e Zizou sembrano diametralmente opposti. Il primo è un inventore, rivoluzionario, capace di plasmare un decennio calcistico con le sue idee, mentre l’altro sembra solo un motivatore e un ottimo gestore di spogliatoi pieni di stelle.
La verità è che Zidane è molto più tecnico di quello che lo dipingono. È lui ad aver capito che Ronaldo andava accentrandosi di anno in anno, ad aver messo Isco trequartista nel Real delle tre Champions di fila, ad aver promosso Casemiro, ad aver creato un team capace di indirizzare la partita a proprio favore, dominandola psicologicamente più che col possesso palla. Ed è sempre lui ad aver capito che dopo Kiev il ciclo madridista stava volgendo al termine, non a caso ha lasciato al culmine per tornare poi nel momento più complesso. Ora come ora è comunque a -2 dalla vetta e agli ottavi di Champions. L’undicesimo trofeo in carriera potrebbe far ricredere molti.
Su Guardiola è rimasto poco da scrivere. Lo abbiamo già elogiato e criticato abbastanza, soprattutto se consideriamo che ha iniziato ad allenare nel 2008 e che in dodici anni ha vinto la bellezza di 26 trofei. In ogni campionato in cui è andato ha influenzato il calcio di quel Paese, non a caso i migliori risultati di Spagna, Germania e Inghilterra sono arrivati mentre Pep allenava in quella stessa nazione. Ha stabilito record su record in ognuno dei suoi club, l’ultimo è quello dei 100 punti col City nel 2019, trasformando ottimi prospetti in atleti affermati, vedasi Sterling. La vittoria in Champions non farebbe che aumentare la sua fama e il suo palmarès. Andarsene da trionfatori avrebbe tutto un altro gusto, e la pillola da ingerire per i tifosi Cityzens sarebbe meno amara.
Qualità e intrecci estivi
Pur essendo il terzo motivo in questa lista, la qualità della partita è la prima vera ragione per cui scegliere il match del Bernabéu piuttosto che Lione-Juventus. I valori delle rose sono lì a dimostrarlo: i Blancos valgono complessivamente 1.09 miliardi, mentre il City ben 1.28 miliardi di euro.
Il punti forti del City sono avere un portiere polivalente come Ederson, capace di completare 4 lanci lunghi p90, ed avere un centrocampo ed un attacco stellare, che può contare su fenomeni come De Bruyne, Agüero, Sterling, David e Bernardo Silva, oltre a ottimi calciatori come Rodri e Mahrez, senza dimenticare un uomo d’esperienza come Fernandinho. I problemi arrivano quando si passa al reparto difensivo, dove permangono ancora delle lacune nonostante i più di 150 milioni di euro spesi. L’unico difensore di prima qualità sembra essere Laporte, il cui infortunio di inizio stagione ha però complicato il cammino del City. Il rientro del francese contro il West Ham, e le rassicurazioni di Guardiola in vista della Champions, fanno ben sperare i tifosi skyblue.
Sul fronte blanco, la verità è che con l’assenza di Hazard la formazione è sostanzialmente quella dello scorso anno. Confermati Courtois e la difesa storica (Carvajal, Varane, Ramos, Marcelo), mentre a centrocampo Modric potrebbe essere sostituito dall’astro nascente Federico Valverde, che da qualche mese a questa parte è spesso partito da titolare, dimostrando qualità e quantità non indifferenti per un ragazzo di 21 anni.
Il problema sembra essere davanti, perché tutto dipende da Isco: se lo spagnolo parte titolare, Zidane opterà per un rombo con l’andaluso dietro Benzema e Bale, altrimenti proporrà il trio formato da Bale, Benzema e Vinicius. Ciò che preoccupa i tifosi del Madrid è la produzione offensiva della squadra, spesso sterile. Le cifre, effettivamente, non mentono: Bale è fermo a 3 gol in 17 presenze, Vinicius ha segnato quanto il gallese ma in 25 partite, Benzema è invece l’unico ad avere uno score di tutto rispetto, che recita 18 gol in 33 match.
Real-City non è però solo uno scontro tra allenatori fantastici, rose costosissime e fenomeni generazionali. È anche una sfida di origini differenti. Da un lato c’è il Madrid, un club leggendario la cui aurea si espande in tutto il mondo, dall’altro ci sono i Cityzens, diventati un club di importanza globale grazie ai petrodollari e al soft power firmato Emirati Arabi Uniti. La bellezza del calcio sta anche in questo, nel vedere lo scontro tra due mondi opposti produrre qualcosa di magnifico.
