Gli anni ’10 in 3 momenti, parte 2

Con il 2020 alle porte, ripercorriamo il decennio calcistico in Europa e nel mondo

Come detto precedentemente, concentrare un decennio dal punto di vista nazionale in 3 istantanee non è un lavoro banale, ma farlo da una prospettiva continentale e mondiale diventa ancora più complesso.

Ciononostante, dopo una lunga riflessione, sono riuscito ad individuare quelli che secondo me sono i tre momenti chiave di questi ultimi dieci anni. Un periodo incredibilmente produttivo, tanto per le rivoluzioni tattiche quanto per gli sviluppi economici e non solo. Gli anni ’10 sono stati il periodo dei cambiamenti radicali, che hanno avuto e avranno un impatto enorme su questo sport, ma anche l’epoca dove il calcio non si è chiuso in un solo stile, bensì è diventato sempre più fluido.

Il VAR, o la “Grande Rivoluzione”

La Goal Line Technology sta al 4G come il VAR sta al 5G o all’IA. Se dovessimo trovare una rivoluzione nella società paragonabile all’introduzione del VAR, l’intelligenza artificiale è certamente il primo esempio che mi viene in mente. Ma se sull’IA si nutrono forti dubbi, soprattutto dal punto di vista etico, il Video Assistant Referee mette il 99% dei calciofili d’accordo.

La sua introduzione è stata una ventata di aria fresca. Ha portato alla luce degli errori macroscopici degli arbitri, errori che hanno deciso campionati o match dei Mondiali. Con il VAR, ad esempio, la “Mano de Dios”, e tutta l’epica che le gira attorno, non sarebbe mai esistita. Detto ciò, c’é ancora qualcuno che si ostina a sostenere che la tecnologia è inutile, che gli arbitri perderanno tutta la loro rilevanza, ecc. A tutti coloro che si prodigano in queste ardite affermazioni, io dico che il VAR rende il questo sport più giusto e corretto, aiutando i direttori di gara quando ne hanno bisogno, senza però intervenire eccessivamente dato che le situazioni in cui questo strumento entra in gioco non sono molte.

Questo per dire che se il VAR riduce dell’80% gli errori arbitrali dobbiamo solamente gioire, perché ciò significa che migliaia di possibili polemiche future verranno evitate. Tuttavia, come ogni strumento che esiste al mondo, anche questa rivoluzionaria tecnologia ha un difetto, il regolamento, che pare essere tutt’altro che chiaro a chiunque guardi una partita di calcio.

Renderlo più facile da comprendere e da interpretare è il prossimo passo da fare. Questa potrebbe potenzialmente essere la fase più intricata, ma qualora gli organi calcistici riuscissero a sistemare questo piccolo intoppo, le conseguenze sarebbero talmente positivo da convincere anche i più scettici che il VAR è lo strumento più utile che il calcio abbia mai avuto tra le sue mani.

Il dualismo dorato di Messi e CR7

Viviamo in un’epoca dove, come dicono molti, “tutti sanno tutto di tutti”. Traslare quest’espressione dal punto di vista calcistico vuol dire capire come mai la cerimonia del Pallone d’Oro è ormai una formalità. Messi l’ha vinto in data 2 dicembre 2019, ma già il weekend prima erano circolati parecchi rumors che affermavano come dei giornalisti di France Football fossero già volati a Barcellona per consegnare il trofeo ed intervistare il campione argentino.

Gli anni ’10 sono stati segnati dal duopolio dorato firmato Leo-CR7. Su 10 assegnazioni, solo una è stata vinta da un altro calciatore, Modric nel 2018, mentre le altre sono state un dominio totali dei due mostri del calcio contemporaneo.

Nessuno sta mettendo in discussione le qualità dei suddetti giocatori, ma ciò che viene contestato è il sistema che ha permesso di arrivare a tanto. Ci sono state annate, 2010, 2013 e 2019 su tutte, in cui il trofeo è parso totalmente rubato dalle mani di coloro che lo meritavano maggiormente. Iniesta, Sneijder, Ribery, Robben o uno tra i vari Van Dijk, Salah e Mané si sono tutti sentiti scippati di un riconoscimento che in fin dei conti spettava a loro, autori di stagioni tanto fantastiche quanto vincenti.

A dire il vero, non c’è sorprendersi se accadono queste cose nel calcio attuale, dominato dal soft-power dei grandi sponsor internazionali come Nike e Adidas. Non solo: affidare il voto a 211 giornalisti da tutto il mondo vuol dire sovra estimare la capacità delle persone di votare razionalmente. Pensateci per un momento: se gli “elettori” di Italia, Inghilterra, USA e Francia non hanno votato per Messi, com’è possibile che la Pulce abbia portato a casa il trofeo?

Quelli da cambiare sono i criteri, non tanto il numero di giornalisti che esprimono il loro parere. Il parere è e sempre sarà soggettivo, ma i canoni di voto devono essere realistici e oggettivi. Se il regolamento dice che il vincitore deve essere scelto in base a prestazioni individuali e collettive durante l’anno, carriera, talento, personalità e carisma, è chiaro che in cima alla lista troveremo sempre Messi e Cristiano.

Se così fosse, in NBA l’MVP lo vincerebbe sempre Lebron James o in NFL Tom Brady. Prendere esempio da questi due sport potrebbe essere un primo passo verso un futuro dove non è la nomea a vincere i trofei, bensì il merito.

Il dominio “Blanco

Secondo Zygmunt Bauman, la nostra società è caratterizzata dall’essere liquida. Con questo termine, il sociologo e filosofo polacco sostiene che gli unici pilastri della nostra società sono il cambiamento e l’incertezza. Il dissolversi del senso di comunità, rimpiazzato dall’individualismo sfrenato, ha minato le basi della modernità, l’ha resa fragile: mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di liquidità.

Il Real Madrid, in questo senso, incarna perfettamente questa definizione. Gli uomini di Zidane sono stati gli interpreti di un calcio che si discostava dalla tendenza di inizio decennio, quella di emulare il modo di giocare di Guardiola. La verità è che molti di quegli esperimenti sono miseramente falliti, mentre altri sono riusciti a traslare precisi princìpi di gioco in realtà diverse dalla Catalogna, ottenendo buoni successi.

Quel Real Madrid è stato spesso definito come un esempio di dominio invisibile, e chiunque abbia usato quest’espressione ci aveva visto bene. Quando la posta in palio si faceva alta, ad esempio in Champions, la strategia dei Blancos era sempre la stessa: concedere il controllo agli avversari, per poi punire le loro debolezze sfruttando la superiore qualità tecnica degli interpreti. Giocare contro il Madrid di Zidane era come sfidare il karma, perché già sapevi che nonostante tutti i tuoi sforzi, prima o poi loro ti avrebbero puniti.

C’è stato più di un caso in cui il Real avrebbe meritato di uscire, partite in cui gli avversari avevano giocato meglio salvo poi perdere, ma la verità è che quella squadra era la più solida del mondo dal punto di vista psicologica, oltre ad avere un modulo che calzava a pennello con la rosa di cui disponeva Zidane. Il 4-3-1-2 disegnato dal tecnico francese attribuiva una grande centralità ad Isco: lo spagnolo era il vero collante tra il centrocampo e l’attacco, capace tanto di servire CR7 e Benzema, quando di seguire le cavalcate di Marcelo e Carvajal sugli esterni.

Molti hanno definito il Real Madrid di Zidane la squadra del decennio. I trofei vinti, e la sensazione di dominio che i Blancos ci hanno trasmesso hanno sicuramente contribuito a dare credito a quest’affermazione. La scelta del dominio “blanco” come terzo ed ultimo momento del decennio è stata anche dettata dal fatto che questa squadra è riuscita sia a fare la storia, vincendo tre Champions consecutive, sia a stravolgere il concetto di controllo, legato fino a quel momento al possesso palla.

Dal mio punto di vista, gli anni Dieci del XX secolo sono stati contraddistinti da questi sei eventi. Ognuno ha avuto il suo peso e le sue conseguenze, ma tutti hanno contribuito, alla propria maniera, a plasmare il calcio nello sport che vediamo oggi in televisione o allo stadio.

Dove andrà il calcio del prossimo decennio non lo sa ancora nessuno. I talenti del futuro stanno iniziando a muovere i primi importanti passi sui palcoscenici più importanti del mondo, mentre i più grandi campioni di questo gioco stanno lentamente iniziando la discesa verso il tramonto delle loro carriere. Solo una volta che calciatori come Messi, Cristiano Ronaldo e Ibrahimovic avranno appeso gli scarpini al chiodo, solo allora, potremo avere davanti a noi il quadro di questo decennio.

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