Gli anni ’10 in 3 momenti, parte 1

Con il 2020 alle porte, ripercorriamo il decennio sportivo nel nostro Paese

Descrivere questo decennio in poche parole non è un compito semplice. Sono stati dieci anni ricchi di avvenimenti in ogni campo, dalla politica, alla scienza passando per lo sport e per l’economia. Obama, Greta Thunberg, Facebook e Amazon, i ragazzi di Hong Kong, Donald Trump sono stati tutti protagonisti di quest’epoca, e sono riusciti a ridefinirla ognuno alla propria maniera e con le proprie azioni.

Per ciò che concerne il calcio, gli anni ’10 del XXI secolo sono stati altrettanto importanti nel delineare lo sport che vivremo e vedremo nel prossimo decennio. Tra tutti gli episodi di cui siamo testimoni, scegliere tre momenti determinanti non è stato facile, però come dice un famoso proverbio, “tentar non nuoce”.

La discesa di CR7

Qualcuno l’ha definito l’acquisto del secolo, altri invece l’hanno etichettato come la discesa di un alieno sul pianeta Serie A. Indifferentemente dalla fede calcistica di ciascuno di noi, l’arrivo di Cristiano Ronaldo nel nostro Paese è sicuramente una tappa fondamentale della storia del nostro campionato. Prima di lui, solamente Maradona era riuscito ad avere un impatto tale, facendo registrare il tutto esaurito al San Paolo ogni weekend, trascinando sponsor come Puma e dando il via all’età dell’oro del calcio italiano.

CR7 ha rivoluzionato tutto. La Juve ha chiuso il bilancio 2019 con ben 621 milioni di ricavi, un record per il club, mentre il portoghese è stato l’acquisto più costoso per una nostra squadra, nonché il primo calciatore a guadagnare 31 milioni all’anno in Serie A. È il primo atleta ad influenzare pesantemente le tattiche di una squadra, Allegri e Sarri ne sanno qualcosa, ma è anche colui che ha introdotto il concetto di “load management” nel nostro campionato.

Insomma, Cristiano è l’uomo che è riuscito nell’impresa di portare l’Italia del pallone in una nuova dimensione, tanto sportiva quanto economica. Se il nostro campionato è sulla via della rinascita, molto del successo futuro che potremmo avere sarà grazie a lui.

Una disfatta mondiale

Attendiamo l’Europeo con un entusiasmo ritrovato, con un’ansia che non si vedeva da anni. Siamo sempre stati un popolo passionale, ma dobbiamo ricordarci che l’ultima grande rassegna a cui gli Azzurri hanno partecipato è stata ben 4 anni fa.

La mancata qualificazione ai Mondiali è stata un fallimento, un’apocalisse, una figuraccia internazionale, o come qualcuno l’ha definita “la peggiore tragedia sportiva della nostra storia”. È stato l’evento che ha certificato la crisi di un intero movimento, tuttavia è stato anche il punto di ripartenza di una Nazionale che è risorta dalle ceneri.

Il percorso fatto finora dagli Azzurri è stato perfetto, dalla scelta del CT alla striscia di vittorie che ci ha trascinato agli Europei con largo anticipo. Mancini ha proposto una squadra offensiva, che volesse dettare i ritmi e avere il pallino del gioco, così da poter accelerare o rallentare in base all’andamento del match. Da tradizionalmente conservativi siamo passati ad offrire un calcio tanto ragionato quanto piacevole da vedere. Il “Mancio” è riuscito a creare un gruppo giovane e talentuoso, sempre supportato da qualche elemento della vecchia guardia come Chiellini e Bonucci.

Ad EURO 2020 ci giocheremo le nostre chance, con il vantaggio di giocare a Roma tutte e tre le partite del girone di qualificazione. Questo, ovviamente, non vuol dire che usciremo vincitori dalla manifestazione, ma avere fiducia nei propri mezzi quando la posta in palio è alta aiuta a superare anche gli ostacoli apparentemente insuperabili.

La questione stadio

Se Cristiano Ronaldo e il risorgimento degli Azzurri hanno definito il decennio dal punto di vista strettamente calcistico, la questione stadio è stata senza ombra di dubbio l’argomento economico più discusso.

La Juventus ha lanciato il trend nel 2011, con l’inaugurazione dell’omonimo impianto, diventato “Allianz Stadium” l’1 luglio 2017. Il caso Juve è un unicum tra le top 6 italiane, visto che nessuna delle big è riuscita a realizzare un proprio stadio di proprietà. Ad ora, Milan e Inter sono le più vicine a realizzare un progetto congiunto, che dovrebbe andare a sostituire San Siro nel 2023.

Paradossalmente, i team che hanno scelto di fare un passo verso la modernità sono quelli che generalmente stazionano a metà classifica, come Sassuolo e Udinese. I Pozzo e il compianto presidente Squinzi hanno scelto di rinnovarsi, mostrando come si possa essere all’avanguardia anche senza spendere cifre folli (il rinnovamento della Dacia Arena è costato solo 3 milioni di euro).

Parte della perdita di appeal che abbiamo accusato negli ultimi anni è anche data dal fatto che le nostre società hanno scelto, per i motivi più disparati, di non ammodernare le loro arene. Così facendo, hanno perso nuovi possibili introiti (i ricavi 2017-18 della Juventus ammontavano a circa €54 milioni) nonché l’opportunità di dare una nuova immagine al nostro calcio.

Come affermato precedentemente in questo articolo, definire un decennio in così pochi paragrafi è un esercizio dall’alto coefficiente di difficoltà. Non tanto perché manchino le idee, ma perché l’abbondanza di defining moments porta a dover fare delle scelte.

CR7, la Nazionale e la “questione stadio”, a mio parere, sono stati gli eventi più importanti di questi dieci anni. Hanno contribuito a plasmare il destino di una squadra, di una lega, di una nazione intera. Condividerli o meno è una vostra scelta, ma se non avessero avuto alcuna rilevanza, nessuno li avrebbe mai presi in considerazione.

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