Non tutti i mali vengono per nuocere

Uscire dalla Champions non vuol dire compromettere una stagione

Il giorno dopo di una sconfitta è il momento peggiore, sempre pieno di rimorsi e di amarezza. Sono gli attimi più bui perché nell’immediato post-partita non si riesce ad analizzare razionalmente ciò che si è fatto di sbagliato, mentre 24 ore più tardi si ha il quadro completo davanti ai propri occhi.

L’Inter è uscita dalla Champions League ieri, per mano di un Barcellona largamente rimaneggiato. In questo caso sono pochissimi gli alibi dietro i quali ci si può nascondere, visto che l’unica vero ostacolo in cui sono incappati i nerazzurri è stato quello di non avere a disposizione gente come Barella e Sensi nei momenti cruciali di quest’inizio stagione.

Tra uno sguardo rivolto a ciò che non ha funzionato nel girone e un altro rivolto al futuro, ciò che ora importa davvero per Conte è far sì che una sola sconfitta non spenga l’entusiasmo che aveva accompagnato il club fino a questo momento. D’altronde, come dice il detto, “non tutti i mali vengono per nuocere” e, nel caso dell’Inter, “non tutte le delusioni vengono per compromettere una stagione”.

Cosa non ha funzionato in Champions

“Il Barcellona non ti concede 25 tiri a partita, quindi se non sfrutti le occasioni meriti di essere eliminato”. Il succo del match di San Siro di ieri sta in queste parole, indirizzate da Fabio Capello ad Antonio Conte nel post-gara di Champions. Analizzando più attentamente la frase, capiamo come questa non sia solo una dichiarazione temporanea, bensì una verità assoluta.

Ogni volta che incontri un top team sulla strada, meno segni più rischi di perdere. L’Inter contro il Barcellona ha avuto almeno tre nitide occasioni per andare in vantaggio. Prima D’Ambrosio e poi Lukaku (due volte) hanno avuto i palloni per cambiare il destino della loro squadra, ma per un motivo o per un altro non sono riusciti a completare la missione.

Se i nerazzurri sono fuori dalla manifestazione, significa che sono stati tutt’altro che perfetti.

Hanno pareggiato con lo Slavia Praga alla prima giornata, e non c’è ansia che tenga quando hai una squadra tecnicamente superiore.

Hanno perso a Dortmund, dopo aver giocato un gran primo tempo, per colpa di cali mentali e disattenzioni inaccettabili ad alti livelli, sciogliendosi completamente dopo il primo gol del Borussia.

Hanno perso anche entrambe le sfide con il Barcellona, e se nella prima sono stati giustiziati da due fenomeni come Messi e Suarez, nella seconda hanno perso con una squadra scesa in campo quasi interamente con le seconde linee, dove gli unici titolari erano Vidal, Rakitic e Griezmann. Tolte le tre occasioni fallite, la sconfitta dell’Inter è passata anche dalla mancanza di attenzione ai dettagli più sottili. Un minimo di accortezza in più, probabilmente, avrebbe evitato che il guardalinee alzasse tre volte la bandierina per annullare altrettanti gol ai nerazzurri.

Sui gol degli ospiti non c’è nulla da recriminare, perché se il primo è figlio dello sfortunato tocco di Godin, il secondo è stato un colpo da biliardo di Ansu Fati, talento classe 2002 che punta a diventare la bandiera del futuro del Barça.

Se l’Inter non andrà agli ottavi di Champions, parte della colpa è anche sua. Ma a tutti coloro che in queste ore si sono disperati, dipingendo scenari apocalittici per il club, dico di non temere, perché una sconfitta non compromette la possibilità di continuare la stagione al meglio.

Verso il futuro

Il futuro dell’Inter si chiama Fiorentina. Questo sarà il vero banco di prova per gli uomini di Conte: vincere nonostante la delusione. Se l’Inter uscirà coi tre punti dal Franchi, questo vorrà dire che ha la mentalità giusta per arrivare fino in fondo. Alzare uno scudetto al cielo è anche una questione emotiva, e più si reggono le onde d’urto, maggiori sono le possibilità di vedere la luce in fondo al tunnel.

Tante delle opportunità dei nerazzurri di vincere in campo nazionale derivano anche dal mercato. Fin da subito, la Juventus ha dato l’impressione di essere più attrezzata dei rivali a gestire un calendario così lungo e fitto di impegni, grazie ad una rosa profonda e di qualità. Avere Higuain e Douglas Costa in panchina aiuta in momenti come questi, quando non basta il talento ma serve anche l’esperienza, cosa che atleti come Politano, Lazaro ed Esposito non hanno quando si parla di Champions.

Ciononostante, all’Inter rimane ancora l’Europa League. Se Conte vuole davvero chiudere la stagione in maniera positiva, dovrebbe quantomeno puntare a vincerla. Forse non ci riuscirà, visto che la concorrenza è piuttosto spietata, ma l’importante è che i suoi non approccino la competizione come stessero andando a giocare un match nelle leghe minori. L’Europa League non è una coppa qualsiasi, visto che non solo garantisce l’accesso in Champions, bensì fa anche disputare la Supercoppa Europea.

Per i nerazzurri, che non vincono un trofeo dalla stagione 2010-11, aggiornare l’argenteria non sarebbe poi così male. Darebbe lustro ad una big del calcio mondiale che sta prepotentemente tornando sulla scena, nonché maggior respiro cosmopolita ad un club che, vuoi per storia o per nome, internazionale lo è sempre stato. Del resto, lo dice anche il suo motto: Inter Is “Not For Everyone”.

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