De Jong, De Ligt e Joao Felix : gli enfant prodige battono record di trasferimenti, ma il loro prezzo potrebbe comunque aumentare

Barcellona-Olanda: una partnership leggendaria
Dall’acquisto di grandi talenti derivano grandi problemi. Saranno il destino o altri fattori, ma ogni volta che il Barcellona compra o vende un campione ha sempre qualche ostacolo di carattere legale. In principio c’è stato Ronaldo (il Fenomeno), che nel 1997 passò dal Barça all’Inter per 48 miliardi di lire solo dopo l’intervento della FIFA, mentre quest’anno la scena è stata tutta per Griezmann, comprato dai blaugrana per 120 milioni nonostante avesse una clausola da 200 milioni secondo la versione dell’Atletico Madrid.
Ronaldo all’Inter non fece scalpore tanto per la qualità del calciatore in sé, a quell’epoca la Serie A era la meta più ambita, bensì per la cifra sborsata da Moratti per accaparrarsi il 21enne brasiliano. Mai si era visto spendere tanto per un giovane talento, ma a parte il fatto che in quel momento storico il denaro sui Navigli abbondava, il neo presidente interista sapeva che l’investimento sarebbe stato ampiamente ripagato dal rendimento del suo nuovo gioiello.
Dopo l’episodio di Ronaldo, prima di rivedere grosse cifre investite in calciatori così giovani si è dovuto aspettare fino ai giorni nostri. Fenomeni come Cristiano Ronaldo e Kakà sono stati pagati parecchio dal Real Madrid nel 2009 ma avevano la maturità, 24 e 27 anni, e il curriculum adeguati, dato che erano stati gli ultimi due vincitori del Pallone d’Oro. La batteria di nuovi talenti invece non ha ancora conquistato granché, né a livello di club né di Nazionale, eppure i presidenti sono disposti a sborsare enormi quantità di denaro per vederli giocare davanti ai propri occhi. Se state cercando di capire come siamo arrivati a questo punto, i motivi sono due: rendimento e completezza. Se si possiedono queste due qualità, ogni prezzo è giustificato.
De Jong : efficienza ed eleganza del nuovo genio olandese
I big data sono certamente la grande rivoluzione del calcio negli ultimi anni. Enormi quantità di dati raccolti sui calciatori per analizzare ogni parametro possibile, così che il club possa fare le proprie valutazioni e decidere se acquistare o meno quel giocatore.
Per giovani talenti come De Jong, De Ligt e Joao Felix le statistiche dimostrano che l’occhio umano non sbaglia quando si tratta si riconoscere la qualità. Il neo centrocampista del Barcellona, ad esempio, sembra quasi un robot in campo: nella prima uscita estiva contro il Chelsea ha fatto registrare 42/42 passaggi effettuati, con un 100% che ha lasciato tutti di stucco. Per l’olandese, però, non sono certamente cifre nuove dato che ha chiuso la scorsa Champions con un 90.7% di passaggi corretti. Le statistiche ci sorprendono, ma vederlo giocare è un’altra cosa: De Jong è un centrocampista totale e moderno, con una visione di gioco spaziale, capace con un filtrante laser di mettere un compagno davanti alla porta ma altrettanto abile a sganciarsi dal centrocampo e partire in sgroppate dove ricorda Lucio, con molta più eleganza e raffinatezza.
La prima dote che si nota ammirandolo in TV è la naturalezza con cui spezza in due il pressing avversario, eludendolo con finte che lasciano di sasso i suoi marcatori. Nonostante abbia giocato in passato anche da difensore centrale, il ruolo che più gli si addice è quello del centrocampista. Un prototipo nuovo che non è definibile in un unico modo, grazie ad una dinamicità che lo rende diverso da grandi interpreti come Pirlo o Busquets, che nella loro grandezza hanno sempre limitato il movimento al minimo indispensabile. Il calcio di De Jong fa uno step successivo, unendo all’abilità nel passaggio la capacità di fare break che rompono la monotonia del possesso palla, dando il via ad azioni offensive.
Nonostante abbia giocato in passato anche da difensore centrale, il ruolo che più gli si addice è quello del regista. Un prototipo nuovo che non è definibile in un unico modo, grazie ad una dinamicità che lo rende diverso da grandi interpreti come Pirlo o Busquets, che nella loro unicità hanno sempre limitato il movimento al minimo indispensabile. Il calcio di De Jong fa uno step successivo, unendo all’abilità nel passaggio la capacità di fare break che rompono la monotonia del possesso palla, dando il via ad azioni offensive. Volendo fare un paragone con il football americano sembra quasi un dual threat quarterback, un giocatore in grado sia di lanciare la palla ma anche di portarla da sé in end zone. Tutto questo sempre con un eleganza sublime, tipica del genio olandese. Per quello che ha mostrato di saper fare, e sapendo quanto ampi sono i suoi margini di miglioramento, 85 milioni per lui potrebbero presto risultare spiccioli, anche se difficilmente il Barça si priverà di un talento di questo calibro.
De Ligt: recordman e difensore da urlo
17 anni e 9 mesi è l’età a cui Matthijs De Ligt è entrato in campo da titolare nella finale di Europa League del 2017, persa dal suo Ajax contro lo United. Sottolineo suo in quanto ne diverrà capitano, il più giovane della storia del club, solo un anno più tardi nel marzo del 2018 dopo l’infortunio di Veltman. L’esordio in Nazionale è stato ugualmente precoce, dato che a soli 17 anni e 7 mesi ha battuto un record che resisteva dal 1931, così come quello nella fase a eliminazione diretta della Champions, nella quale ha guidato da capitano i Lancieri a soli 19 anni e 6 mesi. Mettete tutti questi record e otterrete l’immagine di un calciatore classe ’99 che gioca e si atteggia come un veterano, capace di motivare migliaia di tifosi in festa senza la minima ansia da prestazione. 75 milioni per un giovane fenomeno di questo livello saranno pochi, considerando che De Ligt rappresenta il futuro della retroguardia difensiva mondiale. Un futuro che la Juventus ha voluto assicurarsi sottraendolo da quel Barcellona che non l’ha acquistato perché, a quanto si dice, voleva guadagnare più di due pilastri come Piqué e Jordi Alba.
Dal punto di vista meramente calcistico, questo ragazzo di 1.89 m per 89 kg dal fisico di un 24enne (parola di Van Der Sar) ha dovuto attraversare una fase di cambio di ruolo, dato che fino all’età di 15 anni giocava da centrocampista con il fine di migliorare la confidenza col pallone negli spazi stretti. Dalla naturale “promozione” a difensore centrale, De Ligt ha dovuto lavorare su un aspetto cruciale quale la velocità. Ancora adesso non è il più veloce tra i suoi compagni, ma sopperisce a questa lacuna con allenamenti specifici e con un eccezionale senso della posizione.
Tolta la presunta mancanza di velocità, in tutti i restanti aspetti della fase difensiva il nuovo centrale della Juve è una meraviglia per gli occhi. In anticipo sa essere un treno in corsa ed è in grado di tenere l’uno contro uno contro qualunque tipologia di attaccante; scende a terra con una facilità disarmante se puntato e corregge immediatamente la posizione del bacino per non lasciare un centimetro di spazio agli esterni veloci. Si esalta nei duelli individuali puri, in cui può scegliere il tempo per mettere la gamba e partire poi in conduzione. Avere a fianco veri e propri campioni come Chiellini e Bonucci, con cui dovrà costruire una certa chimica di reparto, non potrà che aiutarlo e renderlo ancora più forte di quello che già è adesso, visto che lui stesso sa di avere ampi margini di miglioramento. Un aspetto su cui potrebbe dare di più è certamente il gioco con la palla, dove riesce sempre a cavarsela egregiamente nonostante una tecnica che non proprio da nº1 del mondo. Questo è perché capisce un attimo prima qual è la scelta migliore da fare, che sia il passaggio al compagno vicino o il lancio filtrante.
La sua parte migliore è senza ombra di dubbio il colpo di testa, tanto che 5 gol su 6 siglati lo scorso anno sono arrivati dopo uno degli stacchi imperiosi ai quali ci ha abituato. Gol come quelli contro la Juve o il Tottenham ci mostrano come De Ligt abbia ogni volta bene in mente non solo quale sia il punto migliore d’impatto con la palla bensì anche il timing e la forza adeguata per mandarla in rete. Il segreto per il successo? A quanto sembra partire fuori dall’area per prendere velocità e colpire il pallone all’altezza dell’area piccola. Avere un compagno come Ronaldo, maestro in queste situazioni, non potrà che portare ulteriori miglioramenti ad un calciatore già fenomenale di suo.
Joao Felix: l’erede di CR7
“Parli del diavolo e spuntano le corna”, “parli di Ronaldo e spuntano gli eredi”. Da quando CR7 è entrato nell’ultima fase della sua carriera i media si sono susseguiti a cercare quale fosse il talento che potesse ereditare la sua corona. Con André Silva, benedetto dallo stesso Ronaldo, non è andata benissimo considerato che ha fatto flop sia in Italia che in Spagna. Per questo motivo quando Joao Felix ha iniziato a stupire e i paragoni hanno iniziato a scattare, i calciofili si sono chiesto come sarebbe andata a finire questa volta. A giudicare dalle amichevoli e dall’investimento di 126 milioni di euro fatto dall’Atletico Madrid, quelli che l’avevano considerato la “next big thing” del calcio mondiale hanno avuto ragione, come dimostrano il gol e i due assist siglati nella rocambolesca vittoria per 7-3 contro i cugini del Real durante la International Champions Cup.
Joao Felix è prettamente un giocatore offensivo, impiegato come trequartista su tutto il fronte d’attacco soprattutto sulle corsie laterali anche se non risulta essere un vero esterno offensivo ma predilige giocare nella porzione centrale del campo. Dotato di una tecnica sopraffina, l’enfant prodige lusitano ha una grande velocità di pensiero e di esecuzione anche sotto porta. Bravo nel passaggio corto e nel dribbling in cui ricorda proprio l’ex milanista Rui Costa. Joao Felix riesce a trovare spesso la via del gol arrivando a rimorchio con i tempi giusti, mentre in fase difensiva il talento portoghese si sacrifica riuscendo spesso a chiudere le linee di passaggio avversarie.
Il nuovo golden boy targato Benfica ha quindi la multidimensionalità tipica dei giocatori offensivi moderni, una condizione che li rende difficilmente inquadrabili non solo in un ruolo ben definito ma anche all’interno di un gioco preciso. Per lanciarsi in ulteriori paragoni, la capacità di svariare sull’intera trequarti avrebbe in Bernardo Silva un modello di riferimento nel calcio contemporaneo, mentre l’elasticità nella corsa in progressione, il tocco di palla in conduzione come espressione di tecnica in velocità e la facilità di calcio con entrambi i piedi, fanno di João Felix un naturale successore del primo Kakà.
L’unico neo potrebbe essere la costituzione fisica (1.80 m per 64 kg) soprattutto contro difensori di stazza superiore con cui il mismatch è pressoché ovvio. Per eccellere ad altissimi livelli e stare al passo con una qualità tecnica magnifica come la sua, rafforzarsi dal punto di vista fisico è uno step necessario. Per diventare i migliori al mondo serve dare il 100% sempre, anche quando ci si potrebbe rilassare. Chiedere a CR7 per conferma.